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DIRITTO ALL’OBLIO – LA SITUAZIONE DI GOOGLE

Diritto all'oblio - GoogleInternet e i complessi meccanismi di funzionamento dei motori di ricerca, improntati sulla conservazione dei dati, espongono le persone ad un rischio sempre maggiore per la loro stessa reputazione. Tuttavia, dal 2014, Google permette agli utenti di segnalare i link ritenuti dannosi, così da poter procedere eventualmente con la de-indicizzazione. Vediamo come funziona.

Come è noto, la rivoluzione informatica ha cambiato ogni cosa. Ha fondato un nuovo assetto sociale e un nuovo assetto economico globale, fondato sui Big data, sulle informazioni e sui dati personali, come nuovi beni di inestimabile valore.

Diritto all’oblio e diritto all’informazione

La nuova società dell’informazione ha portato importanti conquiste, ma ha portato con sé anche inedite sfide e difficili quesiti, che ancora non trovano una soluzione. La prima questione fra tutte è sicuramente quella di trovare un punto di incontro tra diritto e internet. Due mondi così antitetici: da un lato norme e divieti, dall’altro assoluta libertà e nessun vincolo. È evidente che lo sforzo che ha fatto e cerca sempre di compiere il diritto è quello di adattarsi alla nuova società, creando di volta in volta fattispecie nuove non solo di reati, ma soprattutto per quanto riguarda l’affermazione di diritti e doveri dei singoli. Ad esempio, la recente legge sul revenge porn (L. 19.07.2019, n. 69) è emblematica di come l’ordinamento giuridico italiano stia cercando di colmare le enormi lacune giuridiche che si sono venute a creare con l’evoluzione di internet.

Tra gli innumerevoli quesiti che nascono dall’incontro e dal tentativo di equilibrio tra internet e il diritto, vi sono i temi della privacy, del trattamento dei dati personali e ancora di più probabilmente il tema del diritto all’oblio su Google, in altre parole, il diritto a essere dimenticati.

Il diritto all’oblio in Internet

Tuttavia, con l’avvento di internet l’oblio assume un significato del tutto nuovo. Infatti, la rete è una memoria infinita: su internet quasi tutto rimane memorizzato e vige la regola della conservazione. Se digitando sui motori di ricerca un evento, una notizia o il nome di una persona si continua ad avere accesso ad informazioni “vecchie” (che possono essere anche molto, molto datate), appare così estremamente difficile vedere garantito il diritto ad essere dimenticati.

Il diritto all’oblio, però, dovrà essere bilanciato con un altro importante diritto, quello alla informazione.

Un caso concreto, portato innanzi alla Corte di Giustizia Europea nel 2014 ha dato una riposta per garantire il diritto all’oblio su internet. Parliamo del celebre caso Google Spain [Causa C-131/12, Google Spain SL, Google Inc. c. Agencia Española de Protección de Datos (AEPD), Mario Costeja González, 13 maggio 2014 (Grande Sezione)].

La Corte di Giustizia Europea ha sancito in quell’occasione il cosiddetto diritto alla de-indicizzazione dai motori di ricerca Google degli url dannosi per la reputazione del ricorrente. Il caso si fondava sulla circostanza che ogni volta che un utente di internet digitava e cercava il nome del sig. Costeja Gonzalez nel motore di ricerca del gruppo Google otteneva dei link verso due pagine di un quotidiano locale, relative all’anno 1998, delle quali non esisteva più alcun collegamento con il presente. La stessa sentenza negava, tuttavia, la cancellazione medesima delle notizie, lecitamente pubblicate dal quotidiano locale.

Oggi, sono numerosissimi i casi in cui digitando il proprio nome su Google, si risale a notizie datate, che magari fanno parte di un passato che vogliamo dimenticare, rispetto al quale ci vogliamo riscattare e non vogliamo che determini ancora il nostro presente. Oggi che la maggior parte dei datori di lavoro controllano i profili social e le tracce sul web che ci sono degli aspiranti candidati, il risultato delle ricerche su Google relative al proprio nome è spesso il biglietto da visita e la lettera di presentazione più importante.

A tal fine, proprio per permettere la rimozione dei link considerati dannosi per la web reputation degli utenti, Google poco tempo dopo la sentenza del 2014 un modulo online che i cittadini dei paesi membri della UE possono utilizzare per sottomettere al motore di ricerca le loro richieste di de-indicizzazione.

Il modulo richiede all’utente i propri dati anagrafici, una copia digitale del documento d’identità e l’url ritenuto l’oggetto della violazione. Per tale scopo Google richiede all’utente anche il nome utilizzato per la ricerca a partire dal quale si è rinvenuto il link dannoso per la reputazione personale e il motivo della rimozione, specificando il tipo di correlazione tra le informazioni personali identificate sopra e la persona per conto della quale viene fatta questa richiesta e perché si ritiene che tali informazioni personali debbano essere rimosse. Una volta inviata la richiesta, sarà un’equipe di esperti a valutare se accordare la rimozione dell’url dai risultati delle ricerche per il singolo caso concreto.

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