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PRIVACY – OPERAZIONI DI POLIZIA

L’uso dello smartphone privato costa caro alla polizia

La divulgazione di operazioni di polizia giudiziaria in rete può diventare un boomerang sia per l’agente che per il Viminale. In particolare se si tratta di riprese che interferiscono con la dignità delle persone e la diffusione dei filmati non ha alcuna legittimazione concreta.

Lo ha chiarito l’Autorità per la protezione dei dati con il provvedimento n. 236/2020 con il quale ha condannato il Ministero dell’interno al pagamento di una pesante sanzione amministrativa.

Questo il caso: Un soggetto arrestato ha iniziato a manifestare episodi di autolesionismo all’interno di un commissariato di polizia. Un agente ha quindi ripreso le operazioni di contenimento e di messa in sicurezza della persona con il proprio smartphone e ha condiviso il filmato in chat con alcuni colleghi. Il video è poi finito in rete e sulla stampa attirando l’interesse del Garante che ha richiesto chiarimenti al Viminale. In particolare sulle motivazioni dell’avvenuta divulgazione del filmato dove la persona risulta chiaramente riconoscibile in volto. L’organo di coordinamento delle forze di polizia ha quindi avviato approfondite verifiche interne riconoscendo una serie di lacune organizzative.

12 Febbraio 2021

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