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PRIVACY Utilizzo diffamatorio delle chat

Utilizzo diffamatorio delle chat: è legittimo il licenziamento?

Il caso: un dipendente viene licenziato per avere registrato ed inviato su una chat chiusa di whatsapp denominata “Amici di lavoro” alcuni messaggi vocali offensivi, denigratori e razzisti riferiti al superiore gerarchico.  A seguito del ricorso proposto avverso il licenziamento, il Tribunale di Firenze lo ha annullato e ha condannato l’impresa a reintegrare il dipendente nel posto di lavoro e a pagargli una indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto fino al giorno dell’effettiva reintegra, nonché a versare i relativi contributi previdenziali e assistenziali. Il dipendente non ha contestato di essere l’autore dei messaggi vocali, ma ha rilevato l’irrilevanza disciplinare in quanto essi erano stati registrati in una chat privata, le cui comunicazioni erano comprese nell’ambito di tutela dell’art. 15 costituzione.

 

(Tribunale di Firenze, sentenza depositata il 16 ottobre 2019)

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